Storia della Basilica di San Lorenzo – parte nona


STORIA DELLA BASILICA – PARTE NONA

Ci racconti ancora………


Come si viveva allora la Parrocchia

“I parrocchiani erano tenuti ad intervenire nella loro chiesa ad ascoltare la Messa e i Divini Uffici nei giorni pasquali e in tutte le domeniche. Erano obbligati a ricevere i sacramenti, specialmente quello della Penitenza nel tempo della sanità e dell’infermità. Dovevano ricevere le Ceneri il primo dì di Quaresima e l’ulivo la domenica delle palme. Era obbligo andare a baciare la Croce il Venerdì Santo. Erano obbligati a seppellire in parrocchia i pargoli. E aver a fare il giuramento al parroco, di pagargli la libbra e il dazio, di concorrere alla spesa dei sedili da collocarsi in chiesa, al ristoramento delle strade, al ripulimento delle fosse dentro i confini della parrocchia.
In quel tempo a dare l’acqua benedetta alle case non andavano i preti, ma i Chierici indicati sotto il nome di “Fanciulli” essendo questa cerimonia propria del Lettorato. Andavano i Chierici perché a San Lorenzo vi fu una scuola di Chierici. Il primo maestro dei Chierici fu Antonio di Lotto da Montespertoli nominato nel 1459.La scuola continuò fino al priore Cambi il quale quando si insediò nel 1823 trovò che a San Lorenzo vi erano 18 canonici, 33 cappellani e 60 chierici.
A San Lorenzo a quei tempi oltre la Quaresima e l’Avvento si predicava la mattina del Santo e di Santa Concordia, la vigilia della commemorazione dei defunti e tutte le domeniche dell’anno. Le prediche della mattina si facevano intra Missarum Solemnia.
Quindici giorni dopo la festa di San Lorenzo doveva celebrarsi un anniversario in suffragio delle anime dei priori, canonici, cappellani, chierici, familiari e benefattori. Siccome finito l’Uffizio si mangiava una torta di porri quell’Ufficio fu chiamato della “porrea”. Si fa ancora con la benedizione di tutti i luoghi delle sepolture come il Giorno dei Morti. Il desinare cessò verso il 1418 o 1420. L’Ufficio si fa ancora.
Non era lecito al priore, ai canonici, ai cappellani di tenere a desinare o a cena alcuno, fosse congiunto o estraneo per più di otto giorni senza l’espressa licenza dal Capitolo. Proibito era altresì a tutti di tenere donne nella propria abitazione o a titolo di servitù o per altro pretesto fuorché nell’occasione di evidente infermità. Chi avesse contravvenuto era imposta la pena, a quei tempi gravissima, di cinque lire.”
(Dalle memorie storiche del Cianfogni e del Moreni)


Anni 1400 – 1500 Cosimo de Medici Pater Patriae
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E una cosa si deve raccontare: I MERCOLEDI’ di San Lorenzo.
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