Storia della Basilica di San Lorenzo parte 16° – Arch. Lolli Ghetti esclamava: “ora San Lorenzo lascia a desiderare all’esterno, ma all’interno è uno splendore”.


STORIA DELLA BASILICA – PARTE 16°

Ci racconti ancora………


L’arch. Lolli Ghetti esclamava: “ora San Lorenzo lascia a desiderare all’esterno, ma all’interno è uno splendore”.


Al termine dei restauri interni alla Basilica il soprintendente Arch. Lolli Ghetti esclamava: “ora San Lorenzo lascia a desiderare all’esterno, ma all’interno è uno splendore”.


Osserviamo alcuni pezzi di questo splendore.


Accanto alla Basilica medievale che doveva essere smantellata, c’era uno spazio vuoto. Brunelleschi, che ne aveva avuto l’incarico, tirò fuori la Sacrestia che ora è detta Vecchia, “il più integro e completo lavoro architettonico del primo Rinascimento” (Bruschi).


Alla parete sono addossati mobili quattrocenteschi in legno di noce. Sulla destra è collocato il busto di San Lorenzo in terracotta attribuito, nei secoli a Donatello; oggi molti lo attribuiscono a Desiderio da Settignano.
Nel centro sotto un tavolo di marmo, riposa il corpo del committente Giovanni di Bicci e di sua moglie Piccarda Boeri. Il sarcofago è attribuito ad Andrea Cavalcanti detto “il Buggiano”.


Alla parete si trovano i quattro evangelisti. Nel mezzo l’Evangelista Giovanni a cui la Sacrestia è dedicata (le sacrestie erano cappelle). L’autore è Donatello. Nei pennacchi si trovano alcune storie del Santo: la Resurrezione di Drusiana, San Giovanni nell’isola di Patmos, il Supplizio del Santo immerso in una caldaia di olio bollente, l’Assunzione al cielo di Giovanni. In questi tondi predomina la tecnica di bassissimo rilievo, detto “Stiacciato”. Sopra le porte si ammirano due meravigliosi stucchi; su quella dei Martiri il martire diacono di Gerusalemme Santo Stefano col sasso sulla testa che ricorda il suo martirio, la lapidazione, il martire diacono di Roma San Lorenzo col segno del suo martirio, la graticola. Sulla porta dei Dottori troviamo un altro parallelo stucco coi martiri Cosma e Damiano, protettori della famiglia Medici. Non solo le città, le parrocchie, ma anche le famiglie sceglievano i Santi protettori; i Medici giocando sul loro cognome scelsero dei martiri medici-guaritori. Gli intenditori però su questo stucco ci vedono una mano diversa da quella di Donatello.


Di Donatello sono anche le due porte a lato dell’absidiola, in bronzo. Queste ospitano le famose figure dialoganti a due a due. La porta di destra illustra la Dottrina, gli Apostoli i Dottori della Chiesa. La porta di sinistra interpreta la Testimonianza e quindi rappresenta i Martiri. Nel mezzo vi è l’altare scolpito da Andrea Cavalcanti. Alla parete è appeso un Crocifisso assegnato a Simone Ferrucci. In alto si apre la veduta di un emisfero celeste che secondo gli astronomi di Arretri riproduce il cielo di Firenze alla data 4 luglio 1442. E’ opera di Giuliano d’Arrigo detto “Pesello”.
(continua….)


La Compagnia delle Sacre Stimate di San Francesco
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