Storia della Basilica di San Lorenzo parte 22° – La vita del Beato Niccolò Stenone 1° parte


STORIA DELLA BASILICA – PARTE 22°

Ci racconti ancora………


La vita del Beato Niccolò Stenone 1° parte


“pulchra sunt quae videntur, pulchriora quae sciuntur, longe pulcherrima quae ignorantur”
(belle sono le cose che si vedono, più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano)


In Basilica, nel transetto di destra guardando l’altare, si trova una cappella che ora chiamiamo del Beato Niccolò Stenone. Infatti entro un sarcofago tardo-romano riposano i resti mortali del Beato. Sul coperchio vediamo tanti bigliettini che chiedono grazie, aiuti:
“Stenone fa che mio figlio cessi di drogarsi”,
“Stenone aiuta la mia famiglia”,
“Stenone fa che io vinca il concorso”,
“Stenone fammi ritrovare quella ragazza ……che ho incontrato al mare”.

La gente passa, i turisti passano e lasciano un desiderio, un grido.

Sarcofago tardo romano del Beato Niccolò Stenone


Ma chi era Niccolò Stenone?


Niccolò Stenone (Niels Stensen) nacque a Copenaghen il 1 gennaio 1638. Suo padre era un rinomato orefice. La famiglia era luterana, ma devota. Fino a tre anni il bimbo godette buona salute. Poi deperì ed essendo malato non poteva partecipare ai giochi dei piccoli coetanei. Lui stesso scrive “sin da bambino trovavo poco gusto nel conversare con i coetanei. Siccome per un intero triennio fui impedito da una infermità molto seria o dovetti stare sempre tra le braccia dei genitori o di amici attempati. Così avevo preso una certa abitudine di ascoltare le persone in età che trattavano di cose che non trattano i giovani dediti ai sollazzi”.

papa woytjla stenone
Papa Woytjla sulla tomba. Niccolò Stenone è stato beatificato il 23 ottobre 1988 da Giovanni Paolo II.


A dieci anni veniva iscritto alla scuola classica della capitale. Fin da allora Niccolò dimostrava un ingegno strapotente e un grande amore alla Scienza. Con l’arrivo della peste nel 1654 la scuola venne chiusa. Non sappiamo come si comportasse durante questo periodo. Nel 1656 si iscrisse all’università di Copenaghen.


Ma ecco che scoppia la guerra con la Svezia e coi giovani danesi anche Stenone fu chiamato alle armi. L’11 febbraio 1659 i danesi riuscirono a mettere in fuga gli svedesi. Stenone era già in possesso di parecchie lingue. Dimostrava una particolare tendenza agli studi filosofici. Tutti si meravigliarono quando seppero che si era iscritto ai corsi di anatomia.


Seguiva i corsi del celebre professore Tommaso Bartolino che gli fu maestro di scienza e consigliere. In un suo manoscritto di una ottantina di pagine dal titolo Caos ci rivela uno Stenone che studia la vita degli animali, che osserva il riflesso del sole sui vetri della finestra, che vuole scoprire i segreti per cui la corteccia degli alberi si copre di muschio nella parte rivolta verso settentrione.

Niccolò Stenone frammento sarcofago
Niccolò Stenone frammento del sarcofago


A Copenaghen viene fuori una legge che proibiva di sezionare i cadaveri umani. Non è per Stenone possibile perfezionarsi negli studi di anatomia. Per questa ragione Stenone decise di proseguire gli studi universitari in Olanda.


Munito di una lettera del professore Bartolino nella primavera del 1660 partiva per Amsterdam. Ad Amsterdam lo studente Stenone di 22 anni ebbe il modo di sezionare una testa di pecora poi ripetè la prova su un cane e esplorando nella bocca la via delle vene e delle arterie si accorse che il suo bisturi era penetrato in una cavità: era il canale (dotto) secretore principale delle ghiandole parotidi che ancora oggi porta il suo nome dotto di Stenone. Blasio professore di anatomia da prima non aveva appurato bene l’importanza della scoperta del discepolo. La comprese in seguito e se ne attribuì la paternità. Stenone sdegnato si trasferì a Leida.


Qui Stenone continua il suo studio sulle ghiandole. Scoprì nuove ghiandole nel cavo della bocca. Riconobbe il sudore e il latte come secrezioni ghiandolari. Impressionato da tutte queste meraviglie della natura saliva alla Causa Prima dichiarando che le ghiandole sono “il capolavoro del Creatore”.


Nel 1662 Stenone scriveva al suo vecchio professore Bartolino mettendolo al corrente dei risultati delle sue osservazioni sul cuore. Si credeva allora che il cuore fosse la sede dell’anima sensitiva, la sorgente del calore vitale, il trono dell’amore. Stenone coraggiosamente dichiarava che il cuore non è che un semplice muscolo. A Leida trattò col professore Silvio De La Boc sulla sua tesi di Laurea.
Poi si mise in viaggio per Parigi.


(Continua…)


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