Storia della Basilica di San Lorenzo parte 25° – La vita del Beato Niccolò Stenone 4° parte


STORIA DELLA BASILICA – PARTE 25°

Ci racconti ancora………


La vita del Beato Niccolò Stenone 4° parte


“pulchra sunt quae videntur, pulchriora quae sciuntur, longe pulcherrima quae ignorantur”
(belle sono le cose che si vedono, più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano)



Stenone vescovo


Stenone suffraganeo a Munster si trova davanti ad una vastissima diocesi. Stenone la descrive nella relazione al Sommo Pontefice. C’è la più rozza ignoranza, una più grande corruzione nei giovani, rilassatezza in tutti. Il vescovo Mons. Furstenberg era debole di salute e da molti anni non faceva la visita pastorale. In alcune parrocchie non si amministrava la Cresima da trent’anni. Stenone in tre anni che fu a Munster visitò 200 parrocchie facendo la visita pastorale e amministrando la Cresima. Destava meraviglie vedendolo andare a piedi da una parrocchia all’altra. Dovendo estirpare inconvenienti incontrò le resistenze e le ire di parecchi.


Quale vescovo suffraganeo aveva l’incarico delle sacre ordinazioni. Nonostante il rigorismo che gli fu più e più volte rimproverato egli sentiva crescere sempre più la sua enorme responsabilità. Presentò al Vescovo Furstenberg un suo progetto per l’incremento dello zelo sacerdotale. Il documento incontrò forte opposizione da parte del Capitolo del Duomo. Le angustie aumentarono di molto quando il vescovo morì. Nel testamento aveva lasciato a Stenone la giurisdizione ad interim del Vicariato apostolico della Germania settentrionale. Ma non aveva fatto i conti col Capitolo del Duomo.


Il Decano Mons. Giovanni Ruggero Von Torck tentò di ridurre il più possibile l’autorità di Stenone giungendo perfino a proibirgli le visite pastorali. In vista della prossima nomina del vescovo il Capitolo appoggiava la candidatura di Massimiliano Enrico di Baviera, principe e Arcivescovo di Colonia. Era persona di vita irreprensibile, ma malaticcio, conduceva una vita ritirata con una attività limitata. Lo desideravano i Canonici per fare i propri comodi. Il giorno prima dell’elezione il decano pregò Stenone di celebrare la Messa dello Spirito Santo. Stenone la considerò una buffonata. Il vescovo era già eletto e quindi ricusò. All’alba del giorno dell’elezione abbandonò Munster per recarsi ad Amburgo.


Intanto Stenone insisteva presso il Sommo Pontefice di venire esonerato dal peso del suffraganato di Munster. Finalmente con bolle del 6 maggio 1684 il Santo Padre lo stabiliva vicario apostolico del nord della Germania e dell’Europa. Ad Amburgo l’amministrazione civile era strettamente legata all’amministrazione ecclesiastica protestante. Anche qui ebbe molte opposizioni e sofferenze. Fu accusato di cose non pensate e non fatte. C’era come una guerra contro di lui.


Il mattino dell’11 dicembre partiva con la diligenza di Lubecca e giungeva a Schwerin il giorno 14. Schwerin era una cittadina fortificata di circa 2000 abitanti. La comunità cattolica comprendeva 50 persone. Scriveva il 27 dicembre “trovo qui poche speranze di stabilire qualcosa per l’esercizio del culto”. Le piaghe: maritava persone di differenti religioni ,si divideva la prole, si mandava tutti i ragazzi alle scuole luterane, si lasciava imparare il catechismo luterano, si lavorava per le feste cattoliche ecc. Stenone si persuade che a Schwerin poteva bastare un semplice missionario.
Il 21 novembre del 1685 (coincidente col nostro 1 dicembre della riforma gregoriana) Stenone ebbe un feroce attacco di colica. Il giorno dopo, essendo domenica, celebrò la messa. Tenne l’omelia. Celebrò anche il giorno seguente e fece il panegirico di Santa Cecilia. Il martedì non gli fu possibile uscire si limitò ad adagiarsi su di una panca di legno e a coprirsi con un mantello fra tanti dolori davvero lancinanti; mai un lamento uscito dalla sua bocca.


Di frequente sospirava “Jesu ,sis mihi Jesus!” sentendo vicino la morte volle salutare per l’ultima volta il suo minuscolo gregge. Li chiamò per nome, li benedisse tutti. Una spina gli trafiggeva il cuore: la mancanza di un sacerdote cattolico. Scrisse una lettera ad un padre gesuita a Lubecca. Ma i mezzi di comunicazione di allora erano quelli che erano. Non potendo confessarsi fece lui una confessione pubblica. Il mattino del 25 novembre 1686 (per noi 5 dicembre) ripetendo: “Gesù sii per me Gesù!” entrava in paradiso.


(Continua…)


La vita del Beato Niccolò Stenone 1° parte
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