Storia della Basilica di San Lorenzo parte 27° – Giovan Battista Frescobaldi priore dal 1676-1708


STORIA DELLA BASILICA – PARTE 27°

Ci racconti ancora………


Giovan Battista Frescobaldi priore dal 1676-1708


Il 14 maggio 1676 morì Antonio Nelli priore della Basilica di S. Lorenzo. Come suo successore fu scelto, per volontà di Cosimo III, Giovan Battista Frescobaldi allora pievano della Chiesa d’Artimino.

La nuova guida aveva la reputazione d’ essere un uomo colto con una solida preparazione teologica sostenuta da una profonda sensibilità religiosa e proveniva, come già un altro priore di San Lorenzo, Pietro di Matteo Frescobaldi (1647-1654), da una delle più importanti casate fiorentine.

Durante il suo lungo priorato, grazie anche ad una forte sinergia con Apollonio Bassetti, canonico di S. Lorenzo e segretario del Granduca, furono tracciati nuovi percorsi in ambito spirituale e avviati numerosi lavori per conoscere e gestire meglio il patrimonio di San Lorenzo. Fin dall’inizio del suo mandato, avvenuto il 27 ottobre 1676, il nuovo priore, prendendo provvedimenti significativi fece subito intravedere quale sarebbe stata la sua condotta nella guida di San Lorenzo: prima di tutto si preoccupò del decoro della chiesa facendo spostare l’altare del Santissimo Sacramento dove si trova attualmente, sostituendo, a proprie spese, alcuni arredi sacri; poi rivolse la sua attenzione contro certi malcostumi interni al Capitolo e alla Parrocchia licenziando un sacerdote che si era allontanato illecitamente dalla cura e avocando a se la distribuzione delle ingenti elemosine; quindi, all’inizio del nuovo anno, il Frescobaldi, procedette ad una riorganizzazione dell’insegnamento della dottrina.

Particolare attenzione infatti fu posta dal Frescobaldi alla pastorale e uno dei suoi impegni principali fu quello di dare un’educazione religiosa soprattutto agli strati più bassi della popolazione, impegnandosi in una catechesi itinerante ed escogitando più stratagemmi per attrarre i fedeli alla dottrina. Per rendere ancora più incisivo il suo operato, il Frescobaldi compilò, ad uso del Capitolo di San Lorenzo, un Catechismo. L’opera apparve anonima nel 1682 e, sebbene fosse provvista dell’autorizzazione sia ecclesiastica che granducale, l’anno successivo fu messa temporaneamente all’Indice. Il Granduca allora fece ritirare tutte le copie che circolavano sul mercato e impose di ricercare con attenzione quelle già vendute. L’ordine fu eseguito con tanta accuratezza che fino ad oggi non è stato ritrovato alcun esemplare a stampa, mentre è stata scoperta la copia manoscritta depositata presso il Tribunale Ecclesiastico, nell’Archivio arcivescovile di Firenze, grazie alle conoscenze e continue ricerche di Monsignor Gilberto Aranci.

Per far conoscere la parola di Dio a tutti, il priore si impegnò continuamente scrivendo opere, rinnovando il cerimoniale, promuovendo forme devozionali trascurate, dando impulso alla scuola di musica e contribuendo economicamente in prima persona a sosterla.
Nei 32 anni di priorato il Frescobaldi si mosse instancabilmente, difendendo le prerogative del Capitolo e quelle inerenti alla carica di priore di San Lorenzo dalle pretese dei canonici, dalle ingerenze della curia fiorentina e dalle pressione esercitate da potenti laici.

Consapevole dell’indiscussa importanza del documento, quale elemento di prova definitiva su qualsiasi controversia, il Frescobaldi fece riordinare l’archivio e lo dotò di una nuova e più ampia sede. Le operazioni di inventariazione, avviate nel 1682, furono affidate al cappellano Francesco Maria Ducci già chierico del Frescobaldi. Durante i lavori si evidenziarono alcuni problemi dovuti a irregolarità e mancanze con cui era stato tenuto l’archivio così che, nel 1693, fu iniziata la stesura del nuovo Bollario a cui parteciparono i cappellani Francesco Stefani e il Ducci. Quest’ultimo fu impegnato già dall’anno successivo a compilare anche il Campione dei benefici.


Con questi nuovi strumenti, con le rubriche e con gli indici fatti compilare per la maggior parte delle filze degli affari, il Frescobaldi si poté muovere con sicurezza ed efficienza nella gestione dell’ enorme e complesso patrimonio laurenziano. La sua attenzione per l’organizzazione e conservazione delle carte non fu esclusivamente strumentale all’amministrazione del capitolo e della parrocchia, ma rivelò un tratto del suo carattere e della sua formazione che lo spinsero ad esplicitare anche curiosità storiche e linguistiche, ad esempio quando fece fare ricerche in archivio sull’origine del termine porrea (nome della la festa celebrata il primo mercoledì dopo l’ottava di San Lorenzo). Lo stesso tipo di approccio culturale lo si ritrova anche nel impegno con cui si spese per raccogliere le notizie su Stenone, per farne una biografia insieme ad Apollonio Bassetti sotto il patrocinio del Granduca che, nel 1687, aveva fatto tumulare in San Lorenzo le spoglie dello scienziato danese luterano, poi convertito al cattolicesimo e divenuto vescovo. Purtroppo questo lavoro non fu portato a termine, per la morte dell’amico.

Di tutto il suo operato, sia come pastore delle anime affidategli e sia come amministratore del patrimonio laurenziano, il Frescobaldi volle lasciare traccia scrivendo o facendo compilare durante il suo priorato due Diari: uno del Capitolo e l’altro della Chiesa. In questi due registri, custoditi oggi rispettivamente uno alla biblioteca Moreniana e l’altro nell’archivio della Basilica di San Lorenzo, la trasmissione della memoria è supportata da continui e puntuali rimandi alle carte dell’archivio capitolare.

Nel 1708, la situazione generale del Capitolo e della Parrocchia era decisamente migliorata rispetto a quando il Frescobaldi aveva iniziato il suo mandato e quindi, oramai stanco del gravoso incarico, chiese “dopo 32 anni di governo di questa chiesa,…[di] ritirarsi a pensar a sé medesimo su l’età d’anni 65 …nella badia di Fiesole per terminare quivi la sua vita in pace e lontan da’ pericoli del mondo e della cura”, pace che giunse solo con la morte avvenuta molto tempo dopo, nel 1737, a 93 anni. Durante questo lungo periodo il Frescobaldi, continuò a essere punto di riferimento per laici ed alti prelati quali ad esempio papa Benedetto XIII, e il cardinale Prospero Lambertini poi Benedetto XIV, scrisse e pubblicò più studi religiosi e fu coinvolto in dispute teologiche che lo costrinsero a difendersi, ma dalle quali uscì come un vecchio leone dalla zampata ancora forte.


Sonia Puccetti Caruso


(Continua…)


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