Storia della Basilica di San Lorenzo parte 33° – Il Priore Alessandro Cambi


STORIA DELLA BASILICA – PARTE 33°

Ci racconti ancora………


Il Priore Alessandro Cambi


Il Canonico Moreni fu un benemerito per la Basilica Laurenziana. Raccolse gli scritti del Canonico Cianfogni e vi aggiunse altri due volumi. Ma il Canonico Moreni si ferma con la fine della dinastia Medicea.

Come sarebbe bello che uno storico scrivesse un libro sulla Basilica di San Lorenzo al tempo dei Lorena!


Intanto fermiamoci al Priore Alessandro Cambi.


Quando questi fu eletto Priore trovò 18 Canonici, 33 Cappellani, 60 Chierici. Si capisce bene la solennità che si poteva dare alle Sacre Funzioni.
Al Priore Mitrato era accordata la facoltà di potere nei giorni solenni della Natività, della Resurrezione di Nostro Signore, di Pentecoste, di San Lorenzo, dei Santi Cosma e Damiano, di Ognissanti e il giorno dei Morti, usare i pontificali dando la solenne benedizione con 25 giorni di indulgenza.


I 18 Canonici col Priore non solo partecipavano ai Sacri Uffici, ma avevano incarichi che riguardavano la parrocchia essendo questa Capitolare. E c’era il canonico penitenziere, il canonico sacrista, il canonico archivista, il canonico spedalengo ecc.
Si nota che a quei tempi si guardava molto anche all’apparenza. E ci sono discussioni e anche litigi anche sugli abiti.


Ai 18 Canonici viene concesso l’abito stesso dei Canonici della Metropolitana però di colore nero e l’uso della bugia. Nel 1841 viene concesso ai medesimi di portare un distintivo a forma di croce pendente sul petto col nastro paonazzo e il fiocco al cappello ma di colore nero.


I 33 Cappellani indossavano per abito corale la pelle di gufo pendente alla spalla sinistra con cotta.


I 60 Chierici col maestro nominato dal Capitolo costituivano un buon apporto per l’ufficiatura. A favore di questi erano fondate alcune cappelle o benefici segnatamente nella chiesa del R. Arcispedale di Santa Maria Nuova e dell’altro spedale di San Giovanni Battista di Bonifacio.


Secondo i dati rilevanti del nuovo catasto tra gli anni 20-30 durante il priorato Cambi, i beni posseduti dal Capitolo erano veramente consistenti: il patrimonio immobiliare aveva un’estensione complessiva di 1973,47 metri quadrati, circa 672 ettari, la rendita ammontava a 44.221 lire. Questi beni si concentravano per circa un terzo tra Firenze, Prato, Montelupo. A questi si aggiungono quelli posseduti in Romagna a San Benedetto in Alpe e a Gamogna.


Però non basta possedere, bisogna sapere con criterio amministrare.


I possedimenti della Basilica facevano pietà. Bisognava pensare a un rimedio!


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