Storia della Basilica di San Lorenzo parte 36° – Mons. Attilio Giovannini parte prima


STORIA DELLA BASILICA – PARTE 36°

Ci racconti ancora………


Mons.Attilio Giovannini parte prima


Monsignor Attilio Giovannini fu eletto Priore dell’Insigne Basilica Collegiata di San Lorenzo il 27 novembre 1873. La nomina, munita di sigillo della Curia Romana, fu seguita il 13 aprile 1874 dall’atto di immissione in possesso, firmato dal Vicario Generale Amerigo Barsi.


La nuova elezione avveniva a ben 11 anni dalla morte del precedente priore, Monsignor Alessandro Cambi, deceduto il 10 gennaio 1862. Durante questo periodo la parrocchia, il Capitolo e la Chiesa di San Lorenzo avevano subito, per effetto del mutato scenario politico enormi cambiamenti. Con le leggi “eversive” emanate nel corso del 1865, il Capitolo di San Lorenzo era stato abolito e il suo patrimonio era stato incamerato dallo Stato.
Solo la parrocchia, con a capo il priore, fu riconosciuta come ente giuridico dal nuovo stato unitario e mantenne le poche donazioni che aveva prima delle soppressioni. Il Capitolo formato dai Canonici e assistito dai Cappellani rimaneva tuttavia in vita come Ente Ecclesiastico. Era quindi una situazione assai incerta ed economicamente molto precaria quella alla quale si trovava a dover far fronte il nuovo priore.


Nato a Vicchio di Mugello il 29 giugno 1840, Attilio Giovannini era poco più che trentenne allorché fu chiamato a prendere in mano le redini di San Lorenzo, dimostrando fin dagli esordi una fermezza di carattere che contraddistinse per tutto il suo priorato e che spesso lo mise in forte contrasto con il clero laurenziano. Già dall’inizio la sua nomina non fu gradita al Capitolo anche per le modalità con cui era avvenuta: non per elezione interna, ma su diretta investitura da parte della Curia e successiva comunicazione al Capitolo e fu asciuttamente registrata senza alcun commento nel libro dei partiti.


Pochi anni più tardi, nel 1881, si arrivò addirittura ad una vera e propria diffida da parte del priore verso i canonici, poiché egli, in sostanza, non voleva in alcun modo rendersi responsabile di fronte alla legge della gestione di un ente non riconosciuto civilmente.
La questione era particolarmente delicata, perché riguardava le prebende canonicali e la massa comune. Durante l’adunanza del 22 febbraio 1881 fu infatti discussa la questione relativa alla definitiva liquidazione degli assegni dovuti dall’Amministrazione del Fondo per il Culto sia alla Basilica e Parrocchia di San Lorenzo e chiese annesse, quanto ai singoli investiti di canonicati e cappellanie erette in San Lorenzo.


I Canonici temevano che il loro assegno definitivo avrebbe avuto un’ulteriore decurtazione rispetto a quello che percepivano provvisoriamente, perché l’assegno destinato ad integrare le spese per il culto e la custodia e in parte a indennizzare la parrocchia per la soppressione del Capitolo veniva versato direttamente al Priore. A questo si aggiungeva il fatto che l’assegno erogato dal Fondo per il Culto si perdeva con la morte dei Canonici e dei Cappellani investiti dei benefici prima della soppressione del Capitolo.


I Canonici chiedevano una maggiore tutela economica e il Giovannini, consapevole che in base alle Costituzioni Capitolari, non poteva governare senza l’approvazione del Capitolo, propose un accordo, ma sostanzialmente nei mesi successivi fu chiaro a tutti che il Priore non accettava nessuna ingerenza negli affari economici da parte del Clero laurenziano e si avocava tre diritti del Capitolo fondamentali: indire e presiedere le adunanze, diritto di veto in tutte quelle deliberazioni che riguardassero l’amministrazione e che potevano tradursi in obblighi legali, diritto esclusivo di comunicare e fare eseguire gli ordini stessi capitolari riguardanti l’amministrazione.
Lo scontro fu molto forte e il Priore, per rimarcare ancora con più forza il suo dissenso, non partecipò alle riunioni capitolari per 2 anni, ma alla fini riuscì ad ottenere una libertà di manovra molto maggiore, che gli permise di mettere ordine nella precaria situazione economica laurenziana.


Tra le prime cose che il Giovannini affrontò ci furono il restauro dei Chiostri e il ripristino degli appartamenti che si affacciano sui medesimi.

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Gli immobili, affittati per necessità e incuria si trovavano in un grande stato di abbandono e quindi il Priore fin dal 1875 procedette ad allontanare gli inquilini che non appartenevano al Clero laurenziano e a iniziare i lavori di restauro. Nel 1896 furono iniziati i lavori in collaborazione con l’ amministrazione statale: fu migliorata la scala che porta alla Biblioteca Medicea Laurenziana e fu posto un portiere all’entrata dei Chiostri. I lavori di restauro andarono avanti ancora per molti anni e furono coronati il 10 gennaio 1902 con il contratto di enfiteusi perpetua tra la Chiesa e le competenti autorità civili secondo il quale la Chiesa ricevette un indennizzo annuo di Lire 2.500, e i quartieri dei Chiostri che non servivano alla Biblioteca per uso esclusivo di quei sacerdoti che avrebbero prestato servizio nella Basilica di San Lorenzo. Il contratto fu reso noto al Capitolo solo a firma avvenuta.


Dr. Sonia Puccetti Archivista


Storia della Basilica di San Lorenzo parte 35° – La Casa Savoia
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