31 marzo 2014 Mons. Angiolo Livi compie 100 anni

Sono nato il 31 marzo 1914 a Firenze in un povero quartiere di Via Palazzuolo, allora numero 77 piano terreno.

La camera dava in Via Palazzuolo poi c’era uno slargo per le scale e una cucina, dove c’era tutto. L’acqua si sorbiva da un pozzo.


Mio padre, un anno dopo la mia nascita fu chiamato sotto le armi. Quando si tornava a casa dopo una passeggiatina alle Cascine con la nonna, si andava sempre nella chiesa di Santa Lucia sul Prato. Tornato a casa rifacevo le mosse viste fare dal prete.


Finì la guerra e ricordo Via Palazzuolo imbandierata. Mio padre tornato a casa cercò un altro appartamento e lo trovò in Via Renai al numero 3, nella parrocchia di San Niccolò Oltrarno. Anche lì con un mio coetaneo Giuseppe Lensi si giocava a fare le messe “secche”. Il Piazzale Michelangelo, i Viali, le Rampe erano i luoghi delle passeggiate.
Segue ….



Ma soprattutto il chiasso veniva fatto davanti a casa al Demidoff. Una sera i miei compagni cessano di giocare. Li vedo tutti in fila. Sui gradini del monumento una bambina della nostra età si faceva toccare. Io dissi a me stesso: io non ci vado perchè domani mattina come posso andare a servire la Messa e fare la Comunione? E non ci andai. Era Gesù che mi sceglieva per diventare Suo Ministro.


A quei tempi il babbo era Guardia Comunale e faceva servizio al Piazzale Michelangelo e smontava alle ore 22 e la mamma mi mandava a portargli la cena. Una sera io gli dissi: “babbo io voglio farmi prete ed entrare in Seminario”. Lui non fece parola. Dopo 3 giorni mi disse: “sono andato dal Rettore e mi ha detto che non può prenderti perchè non c’è più posto”. Io detti in un gran pianto. Dopo seppi che me lo aveva detto a posta per provarmi.


Il 22 ottobre 1925 entrai in Seminario e mi fecero effetto i ragazzi e i genitori che piangevano quando si accomiatavano. Dicevo fra me: ma non siamo entrati noi volontariamente?
Non sto a raccontare gli anni del Seminario passati con severa disciplina. Ricordo Enrico Bartoletti che mi richiamò al silenzio in un corridoio (nei corridoi non si poteva parlare). Ricordo Domenico Bartolucci che si era fatta una tastiera di carta e lì a studio faceva conto di suonare. Quando c’era un concertino in omaggio ai superiori nel depliant non veniva messo il suo nome perchè non si insuperbisse. Si metteva “anonimo del secolo XX”. L’anonimo del secolo XX è diventato Cardinale.


Ricordo gli stridi del prof. Nutini che faceva tremare le finestre, ricordo il prof. Sanesi che ci faceva tradurre dall’italiano in latino Dino Compagni e i Promessi Sposi. A Teologia ricordo il prof. Giuliani che ci mise tutti in piedi per ascoltare la prima tesi del De Trinitate.
Prima dell’Ordinazione Sacerdotale il Cardinale Dalla Costa fece “l’ascolta”. Mi domandò se io avevo dei desideri e risposi: abbiamo studiato pastorale sui libri e non la conosciamo nella pratica. Desidero di essere messo presso un bravo parroco che mi insegnerà la pastorale in pratica.


Fui ordinato sacerdote il 18 luglio 1937.
Dopo 10 giorni dall’Ordinazione mi giunge una lettera col timbro a secco:-
“Con la presente le comunico che è stato nominato Vicario Economo di San Giusto a Montalbino e di San Lorenzo a Montalbino comune di Montespertoli. Prenderà servizio il 15 agosto, festa di Maria Vergine Assunta in cielo. Prima di andare in loco passi da me che ho qualcosa da dirle. Per l’inizio del suo ministero la Benedica Iddio.”
Card. Dalla Costa

Mi doveva dire che dovevo fare uguale in tutte e due le parrocchie ma che dovevo abitare a San Giusto perchè lì vi era un gruppetto di case. Rimasi male perchè era tutto il contrario di quello che io avevo detto. Se ne accorse Don Bensi e voleva andare dal Cardinale a fargli cambiare destinazione. Io dissi no. Non voglio iniziare il mio ministero portando subito dei problemi. Vado a Montalbino. A Montalbino c’era una casa da più di 20 anni disabitata senza luce elettrica e soprattutto senza acqua. Là conobbi i preti dediti all’agricoltura tanto che venendo con la guerra l’ora legale continuavano a usare l’ora solare e imbrogliarono il Cardinale Arcivesco che veniva da Firenze in Visita Pastorale.


Una cosa importante è avere conosciuto Don Milani. Celebrando io la messa nella chiesa di San Piero in Mercato si avvicina al mio altare un giovane che mi rispondeva in tono enfatico. In sacrestia mi bacia la mano e mi dice che si vuole fare prete come me. L’anno dopo lo rivedo vestito con la tonaca e sandali e meno enfatico. Si presta di accompagnarmi a Montalbino. Mi stupisco perchè dalla sua bocca uscivano critiche severe verso tutti i superiori e i professori. Mi disse anche (e questa frase mi è rimasta nel gozzo): “Sono stato a trovare il Cardinale Dalla Costa, uomo buono ma poco intelligente.” Noi preti giovani avevamo una venerazione speciale per il Card. Dalla Costa. Poi quando Don Milani diventò sacerdote io non ero più a Montalbino ma a Palazzuolo Sul Senio allora Palazzuolo di Romagna.


Lì ho passato gli anni ruggenti della mia vita sacerdotale.
La gente diceva: il Proposto è la prima autorità del paese. Sono stato presidente dell’E.C.A., presidente del Patronato Scolastico in contatto con molta gente. Abbiamo istituito la Minestra del Papa, e soprattutto abbiamo istituito una scuola media che permetteva anche ai più poveri di studiare oltre le elementari.


Con lo sfollamento della montagna molte scuole venivano chiuse perchè ridotte a uno o due scolari. Allora si fece un gruppo di ragazzi riuniti a Quadralto i quali così avevano una Scuola, il Catechismo e una educazione. Ricordo Suor Alfonsina in questa opera.


In quegli anni ebbi una spinta spirituale da Padre Riccardo Lombardi con le sue Esercitazioni per un Mondo Migliore. Così quando vennero i cambiamenti del Concilio Palazzuolo era pronto. Non solo, ma i preti della Romagna ci chiamavano per delle spiegazioni.
Morì mio padre. La prima volta che venni a Firenze andai a ringraziare il Cardinale Ermenegildo Florit per il telegramma ricevuto. Questi mi disse: “ora puoi servire maggiormente la Chiesa” e mi fece capire che mi avrebbe voluto Pro Vicario Generale. La dizione non piacque a Monsignor Bianchi che la ridusse a Vicario Episcopale. Così diventai Vicario Episcopale per il Clero e l’Azione Pastorale.
Addio Palazzuolo con i sogni futuri!


Disse il Cardinale: ti darò una chiesa di poca importanza; è necessario venire ogni giorno in Curia, io credevo invece di girare per la Diocesi. Siccome non mi decidevo a prendere in possesso la parrocchia mi chiamò per mandarmi al Poggio Imperiale dove con la Direttrice vi erano stati dei contrasti.
Fui bene accolto. In chiesa avevo la Cesarina Marcucci a farmi da sacrestana e il sabato non venivo in Curia ma andavo nelle scuole a fare Religione. Non pensavo soltanto alle ragazze ma a tutto il personale. Nacque una contesa tra il Collegio e la Direttrice troppo all’antica. Il nuovo presidente Avv. Giancarlo Zoli cambiò il Collegio dove ai tempi della Prima Guerra Mondiale si era rifugiate la Principessa Maria Josè, in un ambiente più modernizzato.

Sul più bello il Consiglio Diocesano Presbiteriale indicava me come nuovo Rettore del Seminario Maggiore.
Prima li avrà ragazzi e poi preti.
Il Seminario è il cuore della Diocesi. Non posso raccontare gli incontri, gli scontri avvenuti. Un fatto mi è stato determinante. La visita del Vescovo incaricato dal Papa per ispezionare i Seminari in Italia. Sono andato ad accoglierlo alla porta. Subito mi ha detto: “caro Rettore io sono stato Vescovo di Livorno, i miei Seminaristi venivano a studiare a Firenze. Anche se non venivo io conosco tutto l’andamento di questo Seminario.” Io dissi fra me: tu capisci poco, perchè il gruppo dei giovani non era una gruppo statico ma in movimento. Non c’era da rivedere il Seminario come quando i seminaristi buttarono il cappello in Arno.

Al Seminario Minore, dopo la cena, facevano dei canti e strimpellate di chitarre in suo onore. Al Maggiore non vedeva tutto questo. Una sera disse nella sala di riunioni: “ora mandiamo a letto il Rettore e io rimango con voi.” Si capisce, io uscii e lui voleva sapere dai Seminaristi le critiche sul mio conto. Si inalberò il Seminarista Giovanni Marzocco dicendo: “sono questi i metodi della Chiesa? Se io ho qualcosa da dire al Rettore glielo dico in faccia.”
Il Vescovo si arrabbiò dicendo che al Seminario Maggiore non si riconosceva il Papa, il Suo inviato e che le cose andavano male.
Questa relazione negativa ha avuto influssi nella mia vita.


Il Cardinale Benelli
, venendo a Firenze lasciò le cose com’erano per alcun tempo poi, come in diplomazia, si fece un suo staff. Io fui uno che dovette cambiare. Perchè non ci deve essere fiducia tra un prete e il suo Vescovo? C’è il Cardinale Dalla Costa, il mio Vescovo è Lui, c’è il Cardinale Florit, il mio Vescovo è Lui, c’è il Cardinale Benelli, il mio Vescovo è Lui, c’è il Cardinale Piovanelli, il mio Vescovo è Lui, c’è il Cardinale Antonelli, il mio Vescovo è Lui, c’è il Cardinale Betori, il mio Vescovo è Lui.

Il Cardinale Benelli credeva che io me la fossi presa, invece tre giorni dopo in Seminario c’era una riunione di preti e io ero in prima fila con sua meraviglia. Allora volle darmi una ricompensa facendomi nominare Prelato d’Onore di Sua Santità.
Però mentre in Seminario avevo da mangiare, da dormire, da telefonare ecc, ora avevo soltanto 80 lire dalla Curia come Vicario Episcopale. Allora per avere la Congrua il Cardinale mi fece parroco civile di Mucciano dove io andavo a celebrare la Messa tutti i sabati sera. Una sera di giugno mi dice di passare da lui. Gli dico che la mia macchina non ha il permesso di passare per il centro. Mi dice allora: “ti mando a prendere”. Pochi minuti dopo Virgilio, l’autista viene a prendermi e mi porta in Curia. In cima alle scale c’era ritto il Cardinale ad aspettarmi.
Mi dice: “tu sarai il Priore Mitrato di San Lorenzo”.
Io dico che dopo 14 anni che non ho parrocchia sono come un ciclista che ha un incidente e ha perso la volata. Lui non conosce scuse. A me rimane di chiedere la Benedizione.

Mentre sono arrivato tardi a Mucciano, penso che domani mattina andrò a parlargli in modo più convincente. Tornato a casa ricevo una telefonata dal Rettore del Seminario. I Seminaristi sono esultanti per la sua nomina a Priore Mitrato di San Lorenzo. Questo astuto Cardinale aveva già dato la notizia all’ANSA. Per l’entrata in San Lorenzo volle lui stesso accompagnarmi. Dovevo andare in Curia vestito da Prelato e Lui stesso mi avrebbe portato a San Lorenzo.
Camminando per la chiesa una vecchietta disse: “ma se è vecchio, ci starà poco!”
Ci sono da 33 anni e mezzo.
Dico soltanto che il parroco in un paese è pescatore su un lago. In Firenze è sulla sponda del mare dove i pesci passano su e giu.
Mi fermo ringraziando il Signore che mi ha fatto giungere all’età di 99 anni e 11 mesi.


Monsignor Angiolo Livi


Festa di San Lorenzo – Il Sindaco Renzi porta il dono della cera


Visita di Papa Giovanni Paolo II alla tomba del Beato Stenone. Con Mons. Livi ed il Card. Antonelli


Festa di San Lorenzo – la sera della cocomerata in Piazza


Il corale restaurato dall’Archivio della Basilica di San Lorenzo. Il costo è stato sostenuto dai Canonici della Basilica per il 75° anno di sacerdozio di Mons. Livi


Con il Card. Betori in occasione di una sua visita.


Con il Coro della Basilica di San Lorenzo


Sopralluogo insieme al Sindaco Renzi per sistemare Sant’Orsola. Centro di San Lorenzo e centro di Firenze.


A Palazzuolo sul Senio con il Parroco ed il Sindaco per il conferimento della Cittadinanza Onoraria


Il Sindaco Menghetti di Palazzuolo sul Senio conferisce la Cittadinanza Onoraria a Mons. Livi


Il Sindaco Matteo Renzi conferisce il Fiorino d’oro della città di Firenze a Mons. Livi


Lo studio


Lo sportivo


La Cesarina


Con le operatrici turistiche della Basilica di San Lorenzo


La Messa in Basilica


La Messa con il Card. Betori


La Basilica di San Lorenzo il 10 Agosto. Festa del Santo Martire.

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